Montemassi

Di origine Aldobrandesca, come gran parte dei piccoli borghi presenti nella zona, Montemassi con il suo famoso castello, dopo essere passato sotto numerose dinastie, appare oggi come un borgo che è riuscito a mantenere l’aspetto di un compatto centro abitato a “pigna”, conformazione che gli conferisce un aspetto pittoresco.

Delle antiche mura che proteggevano il paese rimane solo un’antica porta costituita da un arco a tutto sesto, che, dalla parte meridionale del colle, permetteva, e tutt’oggi permette, l’accesso al centro abitato.

IL CASTELLO

Il castello è senza dubbio il monumento più noto del comune di Roccastrada, per la sua importanza storica (la costruzione è rappresentata nel famoso affresco attribuito a Simone Martini “Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi” all’interno del Palazzo Pubblico di Siena) e la sua rilevanza architettonica per essere un esempio significativo di edificio gotico.

L’antica fortificazione che si erge sul colle più alto si presenta ancora maestosa nella sua posizione dominante. Sono riconoscibili due corpi principali: a nord il mastio che presenta numerose finestre, avendo anche la funzione di palazzo, e a sud i resti di una torre quadrangolare con feritoie e avanzi di volte di ottima fattura.

L’abitato sottostante al castello non conserva che poche tracce di mura inglobate nelle abitazioni che risultano coeve alla realizzazione del castello.

L’AFFRESCO DI GUIDORICCIO DA FOGLIANO: UNA QUESTIONE APERTA

Il castello è senza dubbio il monumento più noto del comune di Roccastrada, per la sua importanza storica (la costruzione è rappresentata nel famoso affresco attribuito a Simone Martini “Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi” all’interno del Palazzo Pubblico di Siena) e la sua rilevanza architettonica per essere un esempio significativo di edificio gotico.

Nella Sala del Mappamondo nel Palazzo Pubblico di Siena è conservato l’affresco Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi, risalente al 1330 e che raffigura la conquista della rocca da parte del comandante delle truppe senesi avvenuto nel 1328.

Il dipinto, da sempre attribuito a Simone Martini, è oggi al centro di un critico dibattito sulla sua paternità.

Dopo che sono venuti alla luce di alcuni disegni preparatori e a seguito di una lunga controversia iniziata nel 1977 e il recente ritrovamento farebbero però pensare ad un rifacimento quattrocentesco.

Resta, quindi, ancora aperta la disputa sull’autore dell’opera.

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Settembre, 2026

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